Baraccopoli Rosarno

San Ferdinando (Rc) – Sono passati più di quattro anni da quel 7 gennaio 2010, passato alle cronache nazionali come “la rivolta di Rosarno”, che fece conoscere al mondo le condizioni disumane in cui versavano gli immigrati africani della Piana di Gioia Tauro. Uomini impegnati nella raccolta stagionale di arance e mandarini, costretti a vivere letteralmente come “bestie” e sfruttati, nel lavoro (o sarebbe il caso di parlare di schiavitù), da parte di caporali neri e padroncini bianchi: 12 o più ore giornaliere di fatica, per una misera paga di 20/25 euro. La cosa ancor più drammatica, come già accennato, sono le condizioni igienico-sanitarie in cui questi esseri umani sono portati a vivere. Perché in quel di San Ferdinando, comune alle porte di Rosarno, intorno alla tendopoli “ufficiale” allestita dal Ministero dell’Interno per “ospitare” 250 migranti, si è creata una baraccopoli “di fortuna” che ne contiene più di un migliaio. Questa tendopoli “parallela” è costruita con materiali reperiti tra le discariche: lamiere, lastre di eternit, plastica, legna e altri oggetti occasionali rinvenuti per strada. E poi, bagni inesistenti, mancanza di acqua, cucinini di fortuna e nessun posto dopo poter consumare un piatto di pasta, se non di fianco del proprio letto. Oggi, a distanza di quattro anni, dopo tanto tempo in cui nulla sembrava poter cambiare, un primo spiraglio di speranza sembra intravedersi. Proprio in questi giorni, infatti, ha preso il via lo smantellamento di parte della tendopoli e la bonifica dell’area. I comuni interessati, coadiuvati dalle forze dell’ordine, dai Vigili del Fuoco, dalle numerose associazioni di volontariato da sempre vicine ai migranti, e con il contributo (speriamo) assicurato dalla Regione Calabria, dovranno provvedere a garantire, oltre ai servizi essenziali (quali la somministrazione di acqua potabile, la revisione degli impianti elettrici dell’attendamento), la rimozione dei rifiuti e i servizi di assistenza e vigilanza a queste povere persone. Insomma, una speranza di un miglioramento delle condizioni di vita per degli esseri umani che non hanno altra colpa se non quella di essere nati nella parte “sbagliata” del mondo, di dover lottare contro la fame e la miseria, e di cadere vittima, per questo, di un sistema malato di sfruttamento e discriminazione. Impensabile, improponibile, francamente inconciliabile, con un paese, dicesi “civile”, come dovrebbe essere l’Italia.

RPR02-01RPR02-01 - Nasce a ridosso di un grosso centro commerciale la “bidonville” di San Ferdinando.

RPR02-02RPR02-02 - Senza acqua e servizi igienici, i migranti sono costretti a organizzarsi per scaldare l’acqua per lavarsi. “Non ci sono stufe, qui fa freddo” mi dicono.

RPR02-03RPR02-03 - Sono centinaia le “tende” messe su alla meno peggio, tra rifiuti e assoluta povertà.

RPR02-04RPR02-04 - Anche lastre di eternit sono state utilizzate come pareti.

RPR02-05RPR02-05 - La struttura di una “casa” in costruzione.

RPR02-06RPR02-06 - Un migrante getta le “fondamenta” per la costruzione del suo alloggio.

RPR02-07RPR02-07 - Intrecciando la paglia si costruiscono “solide” pareti.

RPR02-08RPR02-08 - L’interno di una “casa”, piccola ma “accogliente”…

RPR02-09RPR02-09 - Un fornello di “ultima generazione” di fianco a letto per preparare un pasto caldo.

RPR02-10RPR02-10 - L’ex mensa adibita a dormitorio.

RPR02-11RPR02-11 - E c’è qualcuno che si nasconde per non essere fotografato.

RPR02-12RPR02-12 - Il dormitorio dove più di cento persone dormono ammassati e privi di ogni minimo spazio vitale.

RPR02-13RPR02-13 - Una tendopoli dotata di ogni “servizio”: addirittura il parrucchiere.

RPR02-14RPR02-14 - La bici è l’unico mezzo che i migranti hanno a disposizione per spostarsi.

RPR02-15RPR02-15 - Manutenzione del proprio mezzo di trasporto.

RPR02-16RPR02-16 - “Siamo qui per lavorare un mese per poco meno di 300 €“. Ma negli sguardi si legge la speranza che qualcosa possa cambiare.

RPR02-17RPR02-17 - Qualcuno è riuscito ad aprire un piccolo bar all’interno della tendopoli.

RPR02-18RPR02-18 - Il pane è un diritto, anche per coloro “colpevoli” di essere nati nella parte “sbagliata” del mondo.

RPR02-19RPR02-19 - Alcuni volontari preparano un pasto caldo da distribuire.

RPR02-20RPR02-20 - Grazie all’impegno dei volontari, un pasto caldo dopo una lunga giornata di lavoro.

RPR02-21RPR02-21 - L’associazione “Il mio amico Jonatan” e il suo motto: “Aiutateci a rispondere al grido di sofferenza degli Africani”.

Il 23 dicembre 2012, ho fatto una visita nella tendopoli di San Ferdinando. L’impatto “emotivo” con quella realtà è stato forte, un pugno arrivato in pieno volto. Indignazione e sconforto, rabbia, quasi come se mi sentissi in parte causa di quella situazione. Ma allo stesso tempo un insegnamento, fatto di umanità e dignità, quella dignità “interiore” che si leggeva negli occhi di quegli uomini che continuano a conservare la capacità di lottare, di non mollare, nonostante qualcuno, forse noi tutti, quella loro dignità cerca di spegnerla. Il breve reportage fotografico che segue vuole raccontare, attraverso un obiettivo, parte di questa realtà. Lungi da aver pretese di esaustività, vuole essere semplicemente la mia testimonianza, il mio “punto di vista” di un micromondo che merita di essere raccontato. Con la speranza, chissà, che niente di tutto questo possa in futuro ancora verificarsi.